“Le rane” di Aristofane inaugurano il San Ferdinando

Parte mercoledì 7 novembre, alle 21.00, la nuova Stagione del Teatro San Ferdinando di Piazza Eduardo De Filippo.

In scena, fino a domenica 18 novembre, l’acclamato allestimento firmato da Giorgio Barberio Corsetti di Le rane di Aristofane, nella traduzione di Olimpia Imperio, che vede protagonisti nei ruoli del dio Dioniso e del suo servo Santia rispettivamente Salvo FicarraValentino Picone.

Le scene sono di Massimo Troncanetti; i costumi di Francesco Esposito, le musiche eseguite in scena dai SeiOttavi. La produzione è del Teatro Stabile di Napoli–Teatro Nazionale, Teatro Biondo Palermo, Fattore K.

Dopo lo straordinario successo dello scorso anno al Teatro Greco di Siracusa torna in una nuova edizione pensata per i teatri all’italiana lo spettacolo Le Rane di Aristofane. Una autentica e riuscitissima scommessa: far ridere e divertire il pubblico con un testo di 2500 anni fa. Prendere il testo di Aristofane, un vecchio pezzo d’argenteria teatrale, e lucidarlo fino a farlo splendere nuovamente, come se fosse appena forgiato.

Per ottenere questo risultato, la prima condizione è disporre di una coppia di comici di assoluta eccellenza. Ficarra e Picone, dunque: il duo che negli ultimi vent’anni ha incarnato il più autentico talento nel campo dell’umorismo. L’autorevole regia di Giorgio Barberio Corsetti abbatte definitivamente il discutibile confine che separa lo spettacolo “alto” dallo spettacolo “basso”, un po’ come aveva fatto Pasolini con Totò per Uccellacci e uccelliniLe Rane, sfrondato dagli anacronismi, dimostra che per il genere comico può esistere una manifattura a lunga conservazione, che consenta di ridere anche oggi, e consapevolmente, di un testo classico.

Dioniso, il dio del teatro, si reca nell’oltretomba per riportare alla vita Euripide. Ma questi è assorto in un furioso litigio con Eschilo per stabilire chi dei due sia il più grande poeta tragico.

Dioniso si fa giudice e, scegliendo di anteporre il senso della giustizia e il bene dei cittadini alle proprie preferenze personali, finisce per dare la palma della vittoria ad Eschilo, che dovrà salvare Atene dalla situazione disastrosa in cui si trova. Eschilo accetta di tornare tra i vivi lasciando a Sofocle il trono alla destra di Plutone, a patto che non lo ceda mai a Euripide.

Le rane è una commedia sempre attuale – commenta Valentino Picone – e Aristofane è grande perché è contestualizzabile sempre. Se la faremo tra vent’anni sarà uguale, ci sarà sempre un politico che cambia casacca, un popolo che vota solo per interessi personali”.

“Le rane – prosegue Ficarra – è una commedia che fa ridere e riflettere, un equilibrio che non è così facile da ottenere. È un mix di componenti che genera uno spettacolo popolare ma alto”.

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