L’epopea di curiosi personaggi legati al destino del loro nome e del luogo in cui sono radicati, Macondo, il villaggio che vive, si trasforma e cambia insieme ai suoi abitanti nel corso di un tempo sospeso, di cui non si percepisce la consistenza fino a che non se ne osservano gli effetti sulle cose e sulle persone.
Macondo esiste, è mai esistita? Forse esiste ancora, in un altro posto.
E i suoi personaggi dal destino fatale, e i segreti che custodiscono nelle loro stanze chiuse, sono anche quelli fantasie o memorie di uomini veri che per la prima volta hanno toccato il ghiaccio, osservato il sole da una lente, visto il terrore della repressione o accolto l’oblio della morte?
Questo è Cent’anni di Solitudine,un libro animista dai labili confini tra il reale e il sovrannaturale ma lucidissimo nel raccontare l’umanità nella sua natura primitiva e sociale, con fascino e distacco.
Leggerlo oggi per capire, come accade con pochi altri libri, qual è il vero motivo per cui leggiamo.
Sim. Ros.