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‘Contenitori’ apre ‘Scritture in transito’

Il seminario Scritture in transito, aperto a tutti e guidato da Silvia Acocella, con i coordinatori dei Laboratori permanenti, si aprirà con la scatola di caramelle di Setsuko, mise en abîme di Una tomba per le lucciole: prima e ultima immagine del nostro cammino, questo scrigno di assenze luminose ci farà da involucro.

Il primo appuntamento del nuovo ciclo, quest’anno dedicato al tema GUSCI,

 si terrà giovedì 12 marzo 2026 dalle 15.30 alle 17.30 nell’aula Piovani del Dipartimento di Studi Umanistici. L’incontro in programma si intitola “Contenitori”.

Attraverso una nuova Pathosformel, riaffiorata nelle immagini di guerra che ci circondano, racconteremo come il metodo di Aby Warburg orienterà il nostro sguardo. Lungo la superficie dei contenitori, impareremo a vedere, come nell’esteriorità terrosa di un geode, una luce nascosta che, accendendo la traccia di vite scomparse, renderà Ogni cosa illuminata.

Conosceremo chi farà con noi questo cammino e i talenti che coltiva, per delineare insieme la forma aperta dei Laboratori (Scrittura, Poesia e Musica, Grafica e Fotografia, Montaggio), i tempi e i modi di una partecipazione attiva alla costruzione degli incontri. Il raccoglimento di Wall-e, accostato alla punta delle ali dell’Angelus Novus, sarà il nostro primo modello.

Dopo che Gabriele De Nardo ci avrà mostrato l’intero Universo in una scatola (Pontzen), continueremo a passare di scatola in scatola, da quelle cinesi, alle Matrioske, a quella rossa di Van Gogh, fino alle valigie cinematografiche (di Forrest Gump, di Léon, della fuga d’amore di Moonrise Kingdom, quella illuminata di Pulp Fiction), arrivando a toccare, con il racconto di Anna D’Alisa, il dorso della valigetta di cuoio nera di Benjamin. Dal diorama alla lanterna magica, Serena Bruno ci condurrà nel cinema mentale che Calvino vedeva come visione interiore presente in tutte le arti.

Associando la nostra scatola cranica, guscio del cosmo, alle fratture dei vasi del Kintsugi, vedremo riaffiorare, inscritte nei gusci che le avvolgono, le immagini insepolte delle narrazioni umane: come le lucciole di Takahata che tornano a riaccendersi, intermittenti, quasi fossero un respiro custodito dal buio di una scatola apparentemente vuota.

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