The Smiths: There Is The Light Never Goes Out

Il 1986 fu un anno centrale, e non solo cronologicamente, per la musica degli anni ottanta. Fu l’anno in cui resuscitarono gli Aerosmith, che ritornarono in testa alle classifiche collaborando coi Run DMC nella rielaborazione del classico Walk this way.

Fu l’anno dello scontro di due modi diversi di concepire la musica dura, con l’uscita di Master of Puppets dei Metallica e Slippery when wet dei Bon Jovi. Fu un anno di grandi successi radiofonici, da Papa don’t preach di Madonna a The final countdown degli Europe, da Sledgehammer di Peter Gabriel a fight for your rights dei Beastie Boys. Fu, inoltre, l’anno di quello che è universalmente conosciuto come il disco capolavoro degli Smiths, The queen is dead.

Il disco, al di là del grande successo commerciale (entrò al numero 2 nella classifica inglese rimanendo nella chart per 22 settimane), confermò la meravigliosa vena artistica di un gruppo che, trainato dalle musiche di Johnny Marr e soprattutto dai bellissimi testi del leader Morrissey, diede nuova vita alla scena musicale dell’industriale Manchester, che di lì a poco avrebbe partorito altri grandi gruppi come gli Stone Roses e gli Oasis.

Gli unici due singoli estratti dall’album furono The Boy With a Thorn in His Side e Bigmouth Strikes Again, mentre solo sei anni dopo, nel 1992, precedendo l’uscita di un greatest hits del gruppo (ormai sciolto) There is a light that never goes out uscì come singolo: forse la canzone più amata di quel disco, una ballata romantica e decadente, una storia d’amore di due giovani, una storia di alienazione e voglia di andar via.

And if a double decker bus crushed into us/to die by your side is such a heavenly way to die

Una delle frasi più belle della produzione Smiths, di quelle che meglio identifica lo spirito di una parte della generazione degli 80s. Una frase che poteva uscire solo dalla penna di Morrissey, e che dalla penna di Morrissey è arrivata a tutti quelli che l’anno ascoltata, allora come oggi.

A. C.