Cloud Computing: una professione “celestiale”

Nella nuova era del digitale, dove ormai praticamente tutto passa attraverso il cosiddetto cyber-spazio, sta prendendo sempre più piede il “cloud computing”. Non si parla di missioni stellari o spaziali, né tanto meno di attività che si svolgono tra i cieli quali: hostess di volo, steward o astronauti, bensì di attività connesse alla nuova tecnologia.

Si tratta di un vero e proprio lavoro “in the cloud”, dove cloud (nuvola) sta ad indicare una tecnologia software capace di dare accesso a dati al solo connettersi ad Internet ovunque ci si trovi. Quindi non più pen-drive, hard disk portatili o cd-rom, ma una semplice connessione alla Rete con qualsiasi dispositivo detto device come: computer, netbook, smartphone, tablet per gestire in qualunque momento ed in qualunque luogo i dati salvati o archiviati con possibilità di modifica grazie ai cloud provider di cui tutte le grandi aziende ICT (Innovation and Communication Technology) sono predisposte.

Parole chiave: investimenti e risparmio da parte delle aziende, grazie al pagamento su misura per l’accesso ai dati, in base all’utilizzo effettivo del servizio. Ma anche formazione di figure professionali del settore che vede una crescita del 20% legate proprio al settore del cloud.

Tra le figure professionali più richieste vi sono: il System Engineer, i Data Center Architect, Responsabili Data Center, Application Manager, il CIO (Chief Information Officer) e IT Manager che vantano di stipendi vertiginosi che partono in media, andando in ordine di importanza, da un minimo di 35 mila euro all’anno a 120 mila euro.

In un periodo di crisi economico come quello attuale, dove la disoccupazione è dietro l’angolo e i soldi scarseggiano, ciò potrebbe costituire nuove opportunità di lavoro in un mondo fatto ormai di numeri e codici.
A. M.