Studiare all’estero. La Cina

Che siate amanti o no della cultura e dei costumi all’ombra della Grande Muraglia, studiare in Cina è spesso una scelta d’obbligo per chi vuole arricchire il proprio curriculum, frequentando ad esempio una delle business school cinesi che nulla hanno da invidiare ad Harvard o Insead di Fontainebleu.

Con 1,5 miliardi di abitanti, la Cina conta circa 25 milioni di studenti e 150.000 sono gli studenti stranieri. Sono i futuri ingegneri, avvocati, manager che scelgono di studiare in Cina. Ogni anno prepara 600.000 nuovi ingegneri; infatti i settori nei quali le università cinesi si distinguono sono le nuove tecnologie, il management, la gestione internazionale. In quattro o cinque anni si può ottenere un titolo di studio equivalente ad un bachelor (xueshi), in tre anni un master (shoshi) e un dottorato.

Il putonghua è la lingua ufficiale della Cina, basata sul dialetto di Pechino, meglio conosciuto come mandarino. Per studiare in Cina occorre conoscere il cinese utilizzato nei corsi universitari. Viene richiesto il test HSK – Hanyu Shuiping Kaoshi – che certifica la conoscenza della lingua. Nelle business school bisogna ottenere un attestato della lingua inglese attraverso TOEFL o GMAT. Ad Hong Kong le lingue d’insegnamento sono il cantonese e l’inglese.

Per studiare in Cina è bene che consideriate le spese d’iscrizione. Un anno accademico post laurea per gli stranieri si aggira sui 3.500 euro. In generale servono circa 4.000 euro per un soggiorno di un anno, ma se si sceglie “la città dalle 9 milioni di biciclette”, come viene soprannominata Pechino, le spese aumentano di molto. Le spese d’affitto possono arrivare a 500 euro per un monolocale. In alternativa si può fare domanda per un posto in una residenza universitaria.

V. C.