Dentro il labirinto delle nostre città

A differenza di quanto si crede non è Baudelaire il primo ad addentrarsi nei labirinti della città moderna, ma Balzac che, quasi involontariamente, descrivendo i personaggi che la abitano, finisce per farci perdere fra i boulevard di Parigi che diventa essa stessa personaggio.

La città infatti è un corpo vivo  con un cuore pulsante: è storia, somma di passato e presente sempre proiettata, con i suoi infiniti cantieri, al futuro. Ogni città ha i suoi particolari che la rendono unica ed ogni città chiede di essere esplorata, conquistata.

Pittori, poeti, scrittori sono sempre stati attratti dal caos e dalla frenesia cittadina, dal suo “vitalissimo disordine” e frutto di questa fascinazione è anche il libro, uscito lo scorso 29 ottobre, di Vincenzo Trione: “Effetto città, arte cinema e modernità”.

Un volume, ricco di notizie, foto, quadri ed immagini cinematografiche, che ben si presta ad essere attraversato “senza meta”, come si potrebbe passeggiare attraverso una città, solo per il gusto di scoprire e perdersi.

Protagonista assoluta è la città, in tutte le sue forme, concrete o immaginarie: Da Venezia a Gotham city, dalla Roma di Pasolini alla Los Angeles/Shangai di Her di Spike Jones. Il viaggio continuo a cui ci costringe questo volume è proprio il suo più grande merito perché in fondo, nelle pagine di un libro, che differenza c’è fra la futuristica Metropolis e Napoli? La stessa che c’è fra la Venezia e le Città invisibili descritte da Calvino per bocca di Marco Polo: nessuna.

Vincenzo Trione, “Effetto città“, Bompiani.

Mar. Sil. Ass.