Al CAM: distruggere l’arte per salvarla

Antonio Manfredi, direttore artistico del CAM di Casoria, ci aveva abituato a dichiarazioni polemiche. Già qualche settimana fa, quando annunciava di distruggere il piccolo patrimonio espositivo contenuto nel suo museo di arte contemporanea, per protestare contro il disinteresse delle istituzioni nella mancanza di fondi, sostegno e attenzione nei confronti di una seria e ragionata politica culturale e artistica, era stato protagonista di animate discussioni.

Attualmente sembrerebbe che voglia mantenere, con una coerenza di cui prendere atto, le minacciose promesse di cui si era vantato. Attraverso le sue stesse dichiarazioni, apprendiamo che le opere della collezione permanente verranno bruciate secondo un dettagliato programma, come dichiarato fin dall’appello fatto con CAMouflage, la manifestazione di protesta che vedeva tutte le opere del museo coperte a lutto da drappi scuri, e non più visibile al visitatore.

Il programma è strettamente predeterminato: saranno distrutte tre opere alla settimana. Tutto è iniziato martedì 17 alle ore 18, quando è stato dato alle fiamme un dipinto di Severine Bourguignon, dinnanzi alla stessa presenza virtuale dell’artista che ha assistito al gesto via Skype.

Le mille opere di arte contemporanea internazionale che il CAM custodisce andrebbero ugualmente verso la distruzione per l’indifferenza delle istituzioni” ha dichiarato Manfredi, che per primo, a marzo, ha sacrificato una delle sue opere in esposizione alla Biennale di Venezia.

“Nell’Italia dello spreco del denaro pubblico, i cui tagli alla cultura sembrano essere la soluzione per risolvere la crisi, la latitanza del Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Doris Pack, del Ministero dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, del Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e del Sindaco della città di Casoria Vincenzo Carfora, ha reso necessaria una seria azione di protesta attraverso la progressiva cancellazione di quello che dovrebbe essere considerato un bene comune ma che non è tutelato come tale.”

Il gesto, reiterato, della distruzione delle opere, per sottolineare la mancata tutela in una fase storica così delicata, lancia un messaggio forte. Si spera che la coscienza collettiva sia pronta a raccoglierlo.

M. T.

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